Casalpusterlengo - Guida Turistica

CERCA ALBERGHI
Alberghi Casalpusterlengo
Check-in
Check-out
Altra destinazione


.: DA VEDERE
 La pietà religiosa ed il vivo senso dell’arte dei casalini fecero si che nella loro città sorgessero numerose chiese, in parte scomparse, in parte tuttora esistenti.
 La chiesa parrocchiale , prospiciente la grande piazza cuore del paese, è dedicata ai SS. Bartolomeo e Martino. Iniziata nel 1602, la chiesa subì numerosi interventi successivi di completamento e restauro, fino al secolo scorso. Ricalca la tipologia seicentesca  della chiesa romana di Gesù. Una semplice facciata , armoniosamente spartita da lesene sottili di ordine corinzio, è arricchita dal movimento chiaroscurale dei tre portali e delle corrispondenti finestre superiori. L’interno si apre in un’unica grande navata coperta a botte, sopra cui si eleva una luminosa cupola affrescata in epoca recente dal Secchi.
 Da segnalare all’interno: il San Pietro Martire del Nuvolone (1651), l’Ecce Homo della scuola di Guido Reni, ed una dolce Madonna del Sassoferrato, oltre a diverse tele del seicento e del settecento di autori ignoti. Notevole ancora, una grande tela con San Carlo Borromeo che  comunica San Luigi Gonzaga, proveniente dalla soppressa chiesa di Santa Maria in Brera di Milano e dovuta a Francesco del Cairo, opera restaurata di recente. Pregevoli statue lignee barocche ed un grande Crocifisso posto sull’altare maggiore arricchiscono ulteriormente  questa chiesa che si distingue indubbiamente quanto a decoro e dignità stilistica.
 La chiesa di San Salvario è citata per la prima volta in un documento dell’anno 880; si parla di una chiesa al di là del Brembiolo, facente parte del monastero di San Vito. Dall’iniziale floridezza, tuttavia, dovette declinare lentamente, fino a cadere in rovina.
 Ma un fatto prodigioso, narrato nelle memorie manoscritte di padre Salvatore Da Rivolta, scosse profondamente verso la fine del secolo XVI, la coscienza religiosa dei casalesi. Racconta il frate, che, presso la chiesetta semi-abbandonata, dove era rimasta una sacra immagine della Vergine in terracotta, “.......all’improvviso si incominciarono a vedere devote processioni d’uomini religiosi, quali ordinatamente camminando con lumi accesi nelle mani arrivavano a quel sacro luogo”. La storia ci dice, che per desiderio della popolazione , vennero chiamati i frati Cappuccini a custodire il simulacro della Madonna. Fu così iniziata la costruzione di una nuova chiesa, che avrebbe inglobato la preesistente e che venne nel corso di due secoli ampliata e modificata. Oggi la chiesa e l’annesso convento si presentano come un insieme architettonico piuttosto articolato e complesso: la facciata del santuario è mossa nella parte inferiore da due avancorpi e si protende verso l’alto con il frontone triangolare di una cuspide affiancata da due modanature curvilinee. Alla chiesa si  agganciano il chiostro e il convento, i vari servizi, il salone parrocchiale e l’antica cascina. L’interno è a un solo vano, con tre cappelle per lato. Vi si custodiscono una tela di G. Battista Trotti detto il Malosso (sec.XVI), raffigurante l’Ascensione, ed alcune pregevoli ancone lignee, di cui una molto bella, intagliata nel 1724 dall’ebanista frate Francesco da Cedrate. Quanto alla statua in terracotta della Vergine, fulcro della storia religiosa del santuario, essa presenta linee stilistiche arieggianti il quattrocento emiliano.
  Notevole anche la chiesa dei SS. Bernardino e Francesco che spicca per l’elegante facciata barocca, adorna di profilature in rilievo attorno al portale, alle nicchie, alle finestre. L’interno è sobrio e luminoso: splendido l’altare maggiore del XVIII secolo e la grande tela dei Re Magi, nella cappella di sinistra, attribuita alla scuola di Moretto da Brescia.
 Un’altra chiesa di epoca seicentesca è quella di San Rocco, piccola e slanciata, con doppio ordine di lesene ed un affusolato campanile culminante in una snella piramide esagonale.
  Inoltre la chiesa Sant’Antonio Abate, protettore degli animali e delle stalle: semplice e di ridotte dimensioni, la chiesa fa da sfondo ad una piazzetta selciata con ciottoli e decorata da volute in cotto, nella quale i contadini portavano in tempi passati i loro cavalli perché fossero benedetti.
 Caratteristica è, infine, la mole merlata della torre dei Pusterla, quanto resta dell’antico castello: massa compatta in due blocchi sovrapposti, coronata da merli ghibellini, su di un basamento a scarpa.
 Aveva internamente cinque piani, adibiti a carcere e dimora del bargello.